La coercizione, il burionismo e il fallimento conclamato della comunicazione in medicina

“La capacità degli operatori sanitari di porsi in modo equilibrato ed efficace nell’ascolto e nell’osservazione di ciò che il paziente può comunicare e di dialogare in maniera altrettanto efficace sia con i pazienti che con colleghi e collaboratori, è un’abilità, spesso sottovalutata, che deve essere adeguatamente promossa in ogni contesto di cura”. (2015, Ministero della Salute, Direzione Generale della programmazione sanitaria, “Comunicazione e performance professionale: metodi e strumenti”, Ufficio III)

La situazione

Il giorno 19 maggio 2017 è stato approvato il Decreto legislativo che obbligherà i genitori di tutta Italia a vaccinare i propri figli per diverse patologie pena il non inserimento a scuola (già dall’anno scolastico 2017/2018) e già a partire dal nido oltre che la segnalazione diretta da parte dell’ASL al Tribunale dei Minori per l’avvio al procedimento della sospensione della responsabilità genitoriale. [Edit] Mi è stato fatto notare che questo passaggio è inesatto e quindi lo specifico: attualmente il decreto prevede l’interdizione dei bambini non vaccinati da asili nido e scuole dell’infanzia mentre per la scuola dell’obbligo è previsto il pagamento di un’ammenda. Per la responsabilità genitoriale si parla invece di sospensione temporanea.

Ecco l’elenco di queste patologie, assieme alla copertura ufficiale registrata nel 2015:

  • antipoliomielitica (93,4%)
  • anti-difterica (93,35%)
  • anti-tetanica (93,56%)
  • anti-epatite B (93,2 %)
  • anti-pertosse (93,3 %)
  • anti Haemophilus Influenzae  tipo B (93,03 %)
  • anti-meningococcica B (anti-meningococcica età pediatrica 88,73%)
  • anti-meningococcica C (76,62 %)
  • anti-morbillo (85,29%
  • anti-rosolia (85,22%)
  • anti-parotite (85,23%)
  • anti-varicella (30,73%)

Il livello ottimale per la copertura vaccinale per garantire la cosiddetta immunità di gregge è del 95%. Per tutte le malattie, siamo sotto tale soglia e il trend è in diminuzione. Nel 2011, per esempio, in Italia eravamo oltre il 96%.

Di seguito l’andamento vaccinale per la Poliomielite (Istituto Superiore di Sanità):

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Cos’è successo dopo il 2012? Cosa ha portato i genitori italiani a vaccinare sempre meno nonostante, secondo i dati ufficiali, gli effetti collaterali gravi dei vaccini abbiano un’incidenza infinitamente inferiore rispetto ai danni gravi provocati dalle malattie per cui si vaccinano i bambini?

Sono andata a spulciare gli studi publicati dall’Istituto Superiore di Sanità e ne ho trovati due entrambi davvero molto validi ed interessanti in italiano: uno svolto su territorio veneto (2009 poi ridiscusso nel 2013 in occasione della giornata delle vaccinazioni) e uno in Emilia Romagna (studio statistico tra i bambini nati tra il 2007 e il 2011), oltre i numerosi articoli esteri molto accurati sia sulla cosiddetta vaccine hesitancy, sia a livello di misurazione, sia a livello di proposta strategica per farvi fronte. Non ho trovato pubblicazioni online di studi a livello nazionale se non in inglese, che vi segnalo in bibliografia e su cui baso alcune delle mie osservazioni.

La prima risposta alla domanda “cosa è avvenuto?” che leggendo i dati viene da dare sul decremento vaccinale, è la mala informazione che riceve un forte impulso dalla diffusione dell’utilizzo di Internet e dei social network. Questa è aiutata dalla tendenza di alcuni genitori ad affidarsi a frotte di comunicatori, spesso titolati, che hanno fatto proselitismo, in buona o in cattiva fede, con notizie false o inesatte, talvolta sensazionalistiche e spesso fuorvianti, accogliendo ed ascoltando persone dubbiose e spaventate.  Viene voglia di pensare quindi che i genitori che scelgono di non vaccinare i propri figli, siano una manica di ignoranti da etichettare come persone senza senso civico, ostili alle regole della buona convivenza comune. Entrambi gli studi italiani smentiscono questa visione così come gli studi stranieri.

In Italia genitore dubbioso tipico è un genitore o sotto i 25 anni o sopra i 35, di estrazione culturale medio alta, informatizzato e molto interessato al tema vaccinale.  Il primo dato che emerge dallo studio veneto inoltre è che 4300 famiglie hanno partecipato allo studio, un numero molto elevato rispetto alla popolazione regionale, dandoci la certezza che per tutti i genitori quello delle vaccinazioni è un tema caldo.  I dati di tale studio indicano che solo l’85% dei vaccinatori prosegue senza apparentemente essere scalfito dal dubbio: i restanti genitori pur avendo iniziato le vaccinazioni si mantengono molto incerti e una parte è pronta all’abbandono. Per quanto piccoli percentualmente, quest’ultimi sono una quota numerosa, in grado di creare allarme sulle coperture vaccinali. I più mobili sono i vaccinatori parziali, dove un 28% si dichiara orientato al calendario completo e il 42% ci sta pensando. Ma anche i “non vaccinanti” si presentano meno granitici dell’atteso: un terzo è indeciso, un altro terzo possibilista su qualche vaccinazione (un dato interessante è che tra i più favorevoli ai vaccini, ci sono gli stranieri). Colpisce il fatto che in momenti in cui non vi è un vero e proprio allarme legato alla diffusione di una malattia, la percezione del pericolo legato alla malattia stessa sia attutita a fronte della paura degli eventi avversi immediati più di quelli a lungo termine delle vaccinazioni che da quella malattia proteggono.

La mala informazione non passa però solo da coloro che diffondono notizie false o inesatte: l’aria di sfiducia nel Sistema Sanitario Nazionale che aleggia tra i dubbiosi dipinge una sanità che viene percepita dall’utenza come poco trasparente, poco dialogante e poco attenta al paziente. In fatto di vaccinazioni, dato che si tratta di una azione preventiva, tale sentore può avere effetti molto più incidenti sul comportamento e sull’allontanamento da tale prassi, soprattutto in un momento storico che si avvicina all’emergenza ma che ancora non lo è, in cui gli effetti gravi delle malattie per cui ci si vaccina, non sono ancora così diffusi.

Ma dove si informano i genitori?

Il pediatra di famiglia è la fonte informativa per il 72% dei genitori, indipendentemente dalle scelte vaccinali. Ma il vissuto delle informazioni sugli effetti collaterali non è uniforme: ben l’86% dei vaccinatori dichiara di esserne stato informato dal pediatra, ma tra i non vaccinatori questa percentuale crolla a un terzo. Difficile dire se per effetto dell’atteggiamento di partenza del genitore o dell’approccio scelto dal medico. Le fonti alternative non ufficiali, come internet, passaparola e associazioni contrarie alle vaccinazioni hanno una posizione dominante tra i “non vaccinati”. (Valsecchi, 2009)

I genitori che vaccinano sempre meno o procrastinano sono in diversi casi genitori in preda a paure ed ansie difficili da gestire e che talvolta non trovano lo spazio di ascolto e di informazione adeguato nelle sedi appropriate. Negli studi presi in considerazione, viene illustrato come i genitori esitanti siano un fenomeno complesso che non può essere affrontato con un’unica strategia e all’interno delle strategie che hanno il maggior successo, ci sono quelle improntate al dialogo e all’informazione. Il colloquio pre-vaccinale, per esempio, è promosso dallo studio pubblicato dall’ISS come prassi estremamente incidente sulla presa di decisione finale.

Veniamo ora alle strategie che riguardano le vaccinazioni obbligatorie. Dallo stesso studio sopra citato, emerge che la sospensione dell’obbligo non abbia modificato le adesioni. In occasione della ridiscussione nel 2013 durante la Giornata delle Vaccinazioni, il dott. Leonardo Speri, uno degli autori del documento che analizza l’adesione nella Regione Veneto, sostiene che anche in Alto Adige è prevista una sanzione per il rifiuto, ma questo non sembra modificare la scelta già indirizzata di una famiglia.

È infatti cresciuto anche il numero di medici che accolgono le preoccupazioni di alcune famiglie programmando calendari vaccinali completi ma alternativi.

Quando si ha una popolazione che segue una scelta vaccinale fluida e in trasformazione indipendentemente dall’obbligo, non si può ragionare semplificando.

Il complesso fenomeno dell’esitazione vaccinale non è solo italiano ed è diventato talmente importante e preoccupante che il WHO (World Health Organization) ha costituito un gruppo di studio, il “SAGE (Strategic Advisory Group of Experts) working group on vaccine hesitancy”, con lo scopo di analizzarlo e di dare indicazioni utili su come affrontare questo problema. Nel documento prodotto da questo gruppo di esperti  viene ribadito che è fondamentale che ciascun Paese proceda prima all’analisi del fenomeno al proprio interno proprio perché le cause del rifiuto vaccinale possono essere diverse e possono cambiare a seconda dei periodi e delle differenti realtà geografiche. Da questa conoscenza deriva poi l’adozione delle politiche più adeguate al proprio territorio.

… L’Italia l’ha fatto prima di proporre 12 vaccini obbligatori pena il non inserimento nella scuola dell’obbligo?

 

La comunicazione ai tempi del burionismo

Uno scenario sconfortante per chi, come me, insegna comunicazione in ambito sanitario,  è osservare sui social network l’erigersi di barricate in cui le persone si auto-etichettano o vengono etichettate con i più fantasiosi epiteti (da “servi del potere” a “zecche ignoranti” a “pro-vax” o “anti-vax” ecc ecc) ingaggiando sterili conflitti che le portano a essere a favore o contro i vaccini, conflitti durante i quali sono sistematicamente ignorati gli interessi evidenti e comuni a tutti: la salute propria, dei propri cari e della collettività.

Ancora più sconfortante è osservare come professionisti della medicina alimentino tale polarizzazione non facendo altro che rafforzare le posizioni di chi è male informato.

La mia attenzione, negli ultimi mesi, è planata sulla pagina FB del Prof. Burioni. Il professore che comunica contenuti scientificamente accreditati e scientificamente impeccabili, usa una modalità di comunicazione che vizia il controproducente fenomeno sociale della polarizzazione delle posizioni e dell’etichettamento delle persone. Se si presenta un dubbio, questo non viene accolto, analizzato ed eventualmente contestato ma spesso messo a tacere con azioni verbali aggressive indirizzate alla qualità della persona e non al fatto in questione, cosa che invece meriterebbe spazio e tempo.

La cosa che mi porta ad essere ancora più critica nei confronti di tale tipo di comunicazione è il fatto che questa sia distante dai principi e dai valori di incertezza ed apertura di cui il pensiero scientifico è costituzionalmente permeo. “La scienza non è democratica” (cit. Burioni, da commento in pagina FB) è una profonda inesattezza. La scienza è per sua primaria natura in evoluzione e in divenire e questo tipo di comunicazione aggressiva è controproducente per il pensiero scientifico stesso oltre che distante dai principi del rinnovato Codice Deontologico dei medici che pone l’accento sulla necessità di adeguare la professionalità alla realtà sociale in evoluzione. Il pensiero scientifico e soprattutto la prassi medica non  hanno lo scopo di polarizzare o domandare ragione bensì valorizzare la distinzione di competenze per favorire l’affidamento ed è proprio nel cosiddetto “burnout” del professionista della medicina che si annida il pericolo della depersonalizzazione cioè di quel distacco del professionista della cura dall’utente e che lo porta a disinteressarsi alla qualità o problematica umana del proprio interlocutore.

Il nostro amico burnout

Secondo il sindacato ANAAO, molti medici e operatori sanitari sono a rischio burnout. Diverse le cause percepite dagli stessi medici intervistati: eccessivo condizionamento della politica nei confronti della professione e della carriera, carichi di lavoro pesanti, mancanza di personale, l’aumento dei contenziosi. Il burnout è una sindrome da esaurimento emotivo molto diffusa, soprattutto tra chi ha nella relazione con un’utenza il focus del proprio lavoro. In una delle sue manifestazioni più evidenti, il burnout porta il professionista a depersonalizzare la relazione con i propri interlocutori (spesso i pazienti ma a volte anche colleghi e collaboratori), perdendo completamente l’interesse nei confronti della relazione con loro. Gestire il burnout in medicina non è semplice ma è possibile in quanto una famiglia dubbiosa non è “parte di una percentuale di persone che non capiscono” ma ha una sua propria storia, sempre diversa. Far fronte alle paure dell’utenza dubbiosa è possibile: serve informazione, formazione, trasparenza e ascolto oltre che studi approfonditi e riferiti alla vaccine hesitancy locale, in modo da avere strumenti per farvi fronte.

Immaginatevi la scena

Vesto i panni della psicodrammatista e vi invito ad immaginarvi una scena che potrebbe essere molto comune: una famiglia è convocata in ambulatorio vaccinale per la prima volta ma è molto titubante e anche un po’ spaventata: essendo una famiglia interessata alla salute e ai metodi di cura, ha letto molti articoli online e si è imbattuta anche in alcuni articoli che parlano degli effetti avversi dei vaccini, ha guardato video dove medici immunologi citano ricerche pubblicate che parlano delle impurità dannose che sono contenute nei vaccini in commercio, per cui ha il timore che il vaccino che sta per somministrare al figlio potrebbe compromettere seriamente la sua salute. Il figlio dei vicini di casa, poco dopo la vaccinazione è stato malissimo. Però quando hanno riferito la cosa, sono stati liquidati con un frettoloso: “Non può essere stata la vaccinazione”. Hanno anche saputo che forse i vaccini provocano l’autismo anche se poi quello studio è stato invalidato ma “chissà quante pressioni che ci saranno state”, sicuramente “le case farmaceutiche avranno fatto di tutto per affossare la verità”. Del resto, “regalano viaggi ai medici!” Proprio quei medici che oggi incontrano. La famiglia viene invitata a firmare un foglio dove dichiarano che il bambino non è allergico a determinate sostanze (ma loro non lo sanno in quanto il bambino ha 3 mesi) e che la famiglia stessa si prende la responsabilità di ogni effetto avverso. La famiglia mostra il proprio scetticismo ai medici e agli operatori dell’ambulatorio che, ormai esauriti da attacchi alla loro professionalità, frustrati e screditati, rispondono risentiti con tecnicismi e si mostrano ostili. Il conflitto si apre e si cristallizza sulle posizioni invece che sugli interessi comuni (il benessere del bambino) quindi la famiglia torna a casa arrabbiata, senza aver vaccinato il bambino, più confusa di prima e trova accoglienza e comprensione da parte di chi promuove alternative alle vaccinazioni.

Chi ha fatto mala informazione in questo caso? Servono operatori sanitari non solo preparati tecnicamente ma anche formati alla comunicazione oltre che tutelati a livello emotivo. Serve tempo e competenza per spiegare, raccontare, illustrare, placare ansie, accogliere perché è la medicina che deve tornare ad essere depositaria di fiducia, proprio perché dimostra di mettersi costantemente in discussione come effettivamente fa, in qualità di disciplina scientifica e solo con la trasparenza si può parlare di messa in discussione. Perché la competenza e la coscienziosità professionale sono attitudini sia scientifiche sia democratiche e in questo, coloro che hanno un dubbio, devono tornare ad avere fiducia. Serve che qualcuno aiuti i medici a gestire la frustrazione e a rispondere a questa con una gestione appropriata delle proprie emozioni e del conseguente comportamento di ruolo adeguato e qualcuno che guidi i genitori verso una scelta consapevole.

Coercizione

In quest’ottica… a quanto servirà quindi questo obbligo di 12 vaccinazioni pena l’esclusione dalla scuola (dell’obbligo) [edit] (anche qui devo specificare: alla scuola dell’obbligo si accede ma se non si è vaccinati si paga un’ammenda) e il sollevamento dalla responsabilità genitoriale [edit] temporanea, per favorire la cultura della prevenzione? Se stiamo ai numeri delle ricerche precedenti, poco. Se dovessimo promuovere l’ottica della trasparenza, ancora meno. La coercizione è un atto di chiusura del dialogo tra istituzione e cittadini, specchio di uno Stato che riconosce di non avere le risorse per prendere provvedimenti in direzione educativa e di promozione della salute, oltre a decretare il fallimento della comunicazione in medicina operatore-paziente nell’ambito delle vaccinazioni e della prevenzione.

Il clima di fiducia in seno al quale nasce e si sviluppa il senso civico, prevede onestà, sempre, anche quando la sincerità è difficile da mostrare e la cultura della prevenzione e il rispetto delle istituzioni è ciò che a tutti i cittadini dovrebbe permeare da uno Stato rispettoso, depositario di fiducia e attento ai cambiamenti sociali.

Il nostro Stato, oggi, sarebbe capace di ciò?

Art. 20

Relazione di cura

La relazione tra medico e paziente è costituita sulla libertà di scelta e sull’individuazione e condivisione delle rispettive autonomie e responsabilità. Il medico nella relazione persegue l’alleanza di cura fondata sulla reciproca fiducia e sul mutuo rispetto dei valori e dei diritti e su un’informazione comprensibile e completa, considerando il tempo della comunicazione quale tempo di cura.

(Codice di Deontologia medica)

Bibliografia

Burgess D. C., Burgess M. A., & Leask J. (2006). “The MMR vaccination and autism controversy in United Kingdom 1998–2005: Inevitable community outrage or a failure of risk communication?”. Vaccine, 24(18), 3921-3928.

Casiday R., Cresswell T., Wilson D., & Panter-Brick, C. (2006). “A survey of UK parental attitudes to the MMR vaccine and trust in medical authority”. Vaccine, 24(2), 177-184.

Bianchi A., Di Giovanni P., (2007). “La ricerca socio-psicopedagogica. Temi, metodi, problemi”.

Caitlin Jarrett, Rose Wilson, Maureen O’Leary, Elisabeth Eckersberger, Heidi J. Larson the SAGE Working Group on Vaccine Hesitancy, (2015) Strategies for addressing vaccine hesitancy – A systematic review. Vaccine, 33(34) Volume 33, Issue 34, 4180–4190

Dotti L, (2007) “Forma e Azione, Metodi e tecniche psicodrammatiche nella formazione e nell’intervento sociale”, Franco Angeli

Leask J., Kinnersley P., Jackson C., Cheater F., Bedford H., & Rowles G. (2012). “Communicating with parents about vaccination: a framework for health professionals”. BMC pediatrics, 12(1), 154.

Frasca G, Pascucci M.G. Servizio Prevenzione Collettiva e Sanità Pubblica (2012) “Studio di valutazione d’impatto delle disuguaglianze sull’adesione alle vaccinazioni” (Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali e per l’Integrazione – Regione Emilia-Romagna)

Gust D. A., Darling N., Kennedy A., & Schwartz B. (2008). “Parents with doubts about vaccines: which vaccines and reasons why”. Pediatrics, 122(4), 718-725.

Leiter M.P., Maslach C., (2000) Preventing burnout and building engagement. Jossey-Bass, San Francisco (tr. it.: OCS Organizational Checkup System. Come prevenire il burnout e costruire l’impegno. O.S. Organizzazioni Speciali, Firenze, 2005).

Nyhan, B., J. Reifler, S. Richey, and G. L. Freed. (2014) “Effective Messages in Vaccine Promotion: A Randomized Trial.” Pediatrics 133.4

Padula M.S., Giorgio Ilari G., Baraldi S., Guaraldi G.P., Ferretti E., Mulinai V., Svampa E., Venuta M. (2008) “Il burnout nella Medicina Generale: personalità del medico e personalità del paziente”, 42-47 Rivista della Società Italiana di Medicina Generale.

Buzzi B., Giovanardi I., Gridellini C., (2014) “La sindrome da burnout negli infermieri” Rivista L’Infermiere (5-2014) 29,-34

Valsecchi M., Speri L. et al. “Indagine sui Determinanti del Rifiuto dell’Offerta Vaccinale nella Regione Veneto” Report di Ricerca, Analisi dei Dati e Indicazioni Operative (DGR n. 3664 del 25.11. 2008 – All. B) (del. Az. ULSS 20 n. 278 del 27.05.2009)

 

Sitografia

Il Sole 24 Ore: Vaccini, obbligare o educare?

Oggi Scienza: Io NON parlo solo con chi ha studiato

Istituto Superiore di Sanità: copertura vaccinale in Italia

Istituto Superiore di Sanità: Esitazione vaccinale, ecco le raccomandazioni dell’OMS

Grazie a Bruno Gabriel Salvador Casara per alcuni preziosi suggerimenti bibliografici e a Matteo Miceli di Chimica Militante per avermi aiutato a limare l’ira funesta che trapelava da alcuni passaggi del post!

 

30 commenti Aggiungi il tuo

  1. Andrea Marelli ha detto:

    complimenti per l’articolo…

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  2. Gino Santini ha detto:

    Ottimo lavoro e complimenti per contenuti e forma!

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  3. railwaysafetyblog ha detto:

    Utilizzare un approccio culturale e non coercitivo é chiaramente la soluzione migliore. Su questo non ho nulla da obiettare. Sulla provocazione diretta ai ‘Burioniani’ qualcosa da dire c’è l’ho: Burioni é un medico e un professore, non un divulgatore scientifico, non credo che sia suo dovere passare le notte a prendere per mano i dubbiosi per accompagnarli verso la via del vaccino. Certe discussioni sono impossibili da sostenere, specie via Facebook: ci sono persone che ignorano cosa sia un sale inorganico o che in natura la purezza chimica é solo teorica. E se lo spieghi sei di big-pharma. Da questo punto di vista é vero che la scienza non é democratica, non tutti possono capire tutto. Burioni, da solo, non può colmare tutto questo bisognerebbe restituire alle persone la capacità di capire, dar loro gli strumenti che servono per distinguere il vero dal falso.

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    1. lalaiza ha detto:

      Infatti FB è un posto non appropriato.

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      1. railwaysafetyblog ha detto:

        Chiedo scusa per i vari refusi e orrori, scrivere con il telefono non é sempre comodo.

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    2. guido verri ha detto:

      Burioni è proprietario di diversi brevetti di anticorpi monoclonali utilizzabili in campo vaccinale. Quindi c’è un grosso problema di conflitto di interessi che non è mai stato preso in considerazione

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      1. lalaiza ha detto:

        Sai che credo che questa cosa sia proprio una bufala? Da dove hai preso questa notizia?

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  4. falghisi ha detto:

    Articolo molto interessante, Annalisa. Concordo in pieno (per il niente che vale) sul fatto che occorra maggiore capacità di comunicazione da parte del personale sanitario, a fronte di dubbi esposti che comunque possono avere una loro legittimità, fosse pure per semplice mancanza di informazione. Purtroppo il dibattito è viziato dai “campi” ( i social network, statisticamente, non consentono il confronto, ma anzi amplificano lo scontro) e dal fatto che ormai si tende a dare al “parere” di uno studio scientifico comprovato pari importanza rispetto all’opinione di un Deejay, per dirne una. E qui il problema comunicativo esce dall’ambito prettamente sanitario, ma va a impattare molta più gente. Per sintetizzare, un bel casino! Un bacione.

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    1. lalaiza ha detto:

      E’ proprio per questo che vedo nell’autorevolezza di un medico la via per riconquistare la fiducia. Traduco: non è dando del cretino a uno che gli fai cambiare idea, piuttosto polarizzi e cristallizzi la sua posizione. Che poi tu sia a favore o no della coercizione al vaccinare, questo c’entra poco, il decreto c’è e ne vedremo gli effetti (che spero siano positivi ma continuo a vedere anche in questo una coercizione che arriva senza prima tentativo di ascolto e coinvolgimento).

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  5. Michele Leone ha detto:

    Ottimo articolo, su cui concpordo in pieno. Solo un commento :

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    1. lalaiza ha detto:

      Che commento? 🙂

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  6. maurizio ha detto:

    la mancanza di sincerità mette in dubbio qualsiasi affermazione formulata da parte di chi mente. Se il medico con il quale parli di vaccini pur di convincerti nega gli effetti avversi, per te che invece ne hai conoscenza perde ogni credibilità e ti spinge a pensare che abbia un motivo nascosto per farlo, finendo così per rifiutare tutto il suo pensiero.
    La medicina, prima ancora che democratica, deve essere basata su un rapporto di fiducia e quindi di sincerità sempre dimostrata.
    Burioni ha dimostrato, con la sua categoricità e il suo negazionismo, solo incompetenza e malafede.

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  7. Tamara ha detto:

    Uno degli articoli più seri che ho letto sulla questione dei vaccini. Aggiungerei una riflessione:
    non penso sia solo il “burnout” medico come lo chiami -scusa se ti do del tu- ma un fenomeno più generale riguardo le caratteristiche del sistema medico egemonico: paternalista e verticalista e, si, anche maschilista. L’articolo 20 del Codice Deontologico sembra di essere applicato da pochissimi professionisti sanitari. E devo dire che io, straniera, pensavo che nel mio paese di origine questa situazione era molto diffusa ed arrivata in Italia mi sono trovata con dei professionisti vergognosi, irrispettosi ed autoritari, che non solo non danno l’informazione ma che trattano il paziente come uno incapace di pensare, capire e prendere decisioni sul suo corpo, mancandogli di rispetto. Detto tutto questo io sono una genitorx vaccinatorx e avendo frequentato per qualche anno una facoltà sanitaria ho molto a cuore la informazione scientifica affidabile. Forse si può pensare al problema dei vaccini e al grande numero di genitori non vaccinatori (o era vaccinanti?) come reazione di disconformità alla posizione del sistema medico egemonico… Grazie x l’articolo e saluti!

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    1. lalaiza ha detto:

      Fortunatamente non sono tutti come quelli che sono capitati a te, purtroppo però molto spesso, la relazione con il paziente è lasciata, nella sua forma e nella elaborazione emotiva, al professionista e alla sua qualità umana…

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  8. Amedeo ha detto:

    Articolo valido e riflessioni condivisibili. Rimane il dubbio sul come poter migliorare la situazione concretamente nel contesto reale in cui si trova a lavorare chi fa il medico nelle strutture pubbliche. Per migliorare la comunicazione medico-paziente servirebbero tempi e risorse economiche non facili da reperire, a meno di una auspicabile rivoluzione gestionale che ottimizzi il sistema sanitario, anche a scapito della gratuità di tanti servizi offerti alla cittadinanza.

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    1. lalaiza ha detto:

      Concordo con te sul l’impegno economico. Del resto è una questione vitale. Anche l’obbligo vaccinale così come lo prevede il decreto immagino avrà un impatto economico non indifferente.

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      1. Eli ha detto:

        Avrà un impatto economico nel senso che la spesa sanitaria probabilmente si ridurrà, visto che i costi sanitari e sociali di un singolo malato ad esempio di morbillo che si complica con encefalite o altro sono superiori al costo di centinaia di vaccini.

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      2. lalaiza ha detto:

        Sul morbillo nello specifico sono pienamente d’accordo con te

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  9. Arianna Spoletri ha detto:

    ok, apriamo un dibattito con psicodramma sui seggiolini per auto; nel SUd Italia li usa il 19% dei genitori – non sto a commentare su come li vorrei chiamare. Facciamo della comunicazione o cominciamo a dare multe a tappeto. Purtroppo, l’approccio sanzionatorio è quello demandato a “far funzionare” persone troppo stupide, troppo indisciplinate o troppo arroganti da ascoltare le regole del vivere commune (tra cui vi sono quelle di salute pubblica a tutela dei piu’ deboli, tra cui l’obbligo vaccinale, la revision dei freni dell’auto e l’obbligo del seggiolino). E sono le sanzioni a distinguere il diritto dal resto. Certo non deve essere l’unico approccio. Ma quante risorse devono essere utilizzate per speigare ^l’ovvio a chi non vuole capirlo? Sanzionateli e finiamola con queste storie, pardon psicodrammi.

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  10. emidiopicariello ha detto:

    Una nota: non rispettare l’obbligo vaccinale ha come conseguenza l’impossibilità di accesso agli asili, NON alla scuola dell’obbligo (essendo tale, appunto).

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  11. amelia ha detto:

    bell’articolo . tuttavia è ancora troppo se ve lo spieghiamo bene allora va tutto bene .. Io direi invece, ma certo è il mio punto di vista, che forse proprio il fatto che grazie a mille motivi non stiamo vivendo alcuna grave epidemia che interessi bimbi piccoli (anche per il morbillo interessa più grandi) si potrebbe cominciare a parlare di prevenzione in italia non come fossimo il niger. Intanto piramide demografica .. se si parla di effetto gregge suona ridicola la vaccinazione infantile .. e tutte le accuse del cavolo sugli immunodepressi poverini (sì lo sono, ma spero ancora qualcuno si alzi e gridi fatela finita di usarmi che ho abbastanza problemi) facciamo un po’ di belle cose ..
    intanto chiariamo che chi vaccina corre il rischio vaccino
    chi non vaccina corre il rischio malattia e che l’argomento non ha mai preso niente è vero solo perché la maggior parte è vaccinata se tutti facessero uguale si tornerebbe al passato (ergo dare dati anni 70 su % malati tra minori e % complicanze corretta da progressi medicina)
    questo è un piano di realtà
    Poi si comincia a fare un po’ di analisi del livello di copertura di TUTTI .. ogni medico di base deve chiedere ai suoi pazienti che malattie esantematiche ha avuto, se è vaccinato, se sì quando .. e così si sa quanti adulti possono infeftarsi ed infettare .. e si sviluppa una vaccinazione su misura per loro (ma addio esavalente, eh .. dato che sarebbero coperti magari per metà cose)
    Poi si cerca di individuare pochi vaccini magari per le cose più serie (quattro o cinque) da rendere obbligatori .. o magari tre + 2 variabili secondo epidemiologia dell’anno in corso
    Poi si comincia a fare serissima farmaco vigilanza .. ad ogni genitore altro che consenso . se sono obbligatori nessun consenso ma solo sottoscrivere che si è ricevuta adeguata informazione .. viceversa si consegna questionario da rendere all’asl obbligatoriamente in cui si segnali ogni possibile effetto nelle prime due settimane successive alla vaccinazione .. con data e sintomi ed eventuale consulto pediatrico o peggio pronto soccorso
    e non si dice “non c’entra niente” perché di fatto il più delle volte la verità è che non lo sai e forse non siamo nemmeno in grado di saperlo
    e su questi dati si lavora e quando ci sono effetti avversi seri, a parte le allergie, si cerca di capire, non ci vorrà un giorno, cosa esattamente è successo, cosa è andato storto .. cosa, se c’era, andava guardato prima e ci avrebbe detto che sarebbe successo .. magari chi ha un effetto avverso se avesse preso la malattia avrebbe avuto serie complicanze .. in alcuni casi potrebbe essere .. allora non ti vaccini rischi 100, ti vaccini rischi 50 .. sarebbe già un argomento a favore, per quanto per gli sfortunati roulette russa
    Una maggiore personalizzazione dei vaccini è possibile solo se sono disponibili in più formulazione e solo pochissimi sono obbligatori . sentire che la cura preventiva è tagliata su misura placa diverse ansie ..
    Poi la Lorenzin invece ci cianciare sui vaccini dicesse a che punto è l’implementazione degli esami neonatali per le malattie metaboliche .. che sono in alcuni casi motivo per non vaccinare o farlo con molta cautela .. ma appena nato che ne sai se ha certi problemi ..
    e in effetti salvo casi particolari (comunità, nido, fratelli etc) si potebbe posticipare un po’ la prima vaccinazione .. arrivare allo svezzamento . .è una fase infatti in cui alcuni problemi seri prima no emersi sono purtroppo emersi .. lo svezzamento stesso fa emergere allergie, problemi vari ..
    magari causa per non vaccinare o farlo con maggiori cautele . .
    appena nati, salvo malformazioni gravi, siamo tutti apparentemente sani ..
    poi molti lo sono anche per davvero, ma non tutti . .
    In questo modo forse i rischi sarebbe vissuti con meno ansie .. sapendo ssoprattutto di contare su qualcuno che se viene un mal di pancia, per dire, non viene risposto che vuoi che sia . .ma risponda .. ah, mi dica .. come dove quando .. mi faccia capire .. e lo dica pensandolo .. perché deve scoprire come mai ad alcuni fa venire il mal di pancia ..
    Cmq grazie per l’articolo una volta tanto che fa respirare .. a me sto talebanesimo fa passare la voglia di farli . .ma come puoi farli se adesso sembra che se un medico dicesse qualcosa, in caso di complicazione, potrebbe aver paura?
    non è un clima sereno per una prassi sanitaria che cmq comporta dei rischi
    Godiamoci che per fortuna non ci sono grandi epidemie in giro .. e approfittiamone per verificare che succede .. per ragionare senza ansie in merito agli effetti collaterali .. perché fanno male come le complicazioni delle malattie .. malattie che oggi come oggi riguardano pochissimi e ancor meno le complicazioni .. se fosse dato da solo oggi come oggi, ma solo oggi data copertura vaccinale pregressa, è più rischioso il vaccino antipolio della polio (dato che non ci sono casi in italia) .. non vuol dire sono inutili . ma vuol dire uscire da ottiche emergenziali e ragionare come migliorare l’offerta .. e ricordarsi sempre che appunto non siamo il niger con età media se non erro 25 anni (o sedici addirittura?) .. bisgona pensare anche agli adulti
    ps mi si risparmi l’argomento seggiolini .. seduto su un seggiolino un bambino si diverte .. non gli viene la febbre .. non sta male .. non gli tremano le mani (questo è successo al mio al richiamo) e ti dice che se le sente strane .. anche sti paragoni insensati come se mettersi una minigonna fosse come prendere un’aspirina (la minigonna al massimo non ti dona, l’aspirina ti può fare stare male) non aiutano

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  12. Cinemastino ha detto:

    L’informazione sui vaccini, secondo me, andrebbe fatta fin dalla scuola elementare. Studiando la Storia, basterebbe fare dei confronti, dare un po’ di statistiche su quello che succedeva prima dei vaccini e ciò che i vaccini hanno migliorato. Io ciò che so sui vaccini (in linea generale, cioè che vanno fatti per prevenire e che sono sicuri) lo ricordo dalla scuola, che se non mi ha detto tutto mi ha almeno dato gli strumenti per curiosare, approfondire e (grazie anche alla famiglia) mi ha insegnato a scegliere con un minimo di buon senso e senza fretta le fonti. Va bene il “dubbio sistematico” per evitare i dogmi, ma i risultati della ricerca non sono appunto “dogmi”, sono prove concrete.

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  13. Giuseppe Alessandro Costanzo ha detto:

    Davvero equilibrato e illuminante, laddove occorra. Ci vorrebbe una leggina che obbligasse il Dr.Burioni e i suoi numerosissimi epigoni, con titoli e non, a leggere e introiettare questo articolo.

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  14. Sandro MN ha detto:

    La soglia dell’immunità di gregge non è 95% per tutte le malattie. Intanto non si applica a quelle non trasmissibili come il tetano. Per le altre il modello usato (che tende a sovrastimarlo) si basa sul basic reproduction number, o sulla correzione che tiene conto che non tutti i vaccinati sviluppano l’immunità (questo tende a far alzare un po’ la soglia). Il 95% è solo per il morbillo, che ha il basic reproduction number più alto di tutte. Le altre lo hanno alla metà, o meno della metà, che secondo la formula significa un po’ meno del 90%, o ancora meno per quelle malattie che hanno un R0 inferiore (la pertosse sta intorno all’81%).

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