“Ricerca di libertà”

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Il gruppo di psicodramma del mercoledì è approdato in quello spazio virtuale fatto di schermi, luci artificiali, problemi di connessione e molte frasi del tipo “non ti sento bene” – “Annalisa sei sparita” – “Caio, sei in stop”… in una nuova quotidianità e una nuova intima condivisione che permette ad ognuno di mostrare un frammento della propria casa, un abito comodo e morbido, il sussurro che comunque viene udito, la gestualità non condivisa, il corpo limitato al volto.

In questo spazio virtuale le immagini iniziano ad avere più importanza degli odori e del tatto e oggi condividerò una narrazione corale del gruppo, ispirata da quattro carte di Dixit, scelte per aiutare un compagno di gruppo a individuare una identità sociale.

Ecco il racconto e di seguito le immagini:

Ricerca di libertà

C’era un mago che aveva trasformato gli oggetti di casa sua in persone: la lampadina più luminosa fu trasformata in un bambino. 

Il bambino era vestito da mago come lui e guardandolo attraverso il vetro lampadina non gli dispiaceva che gli somigliasse. 

Iniziarono a parlare. Il bambino gli chiese chi fosse lui e lui rispose che era la persona che lo aveva creato. Il bambino protestò: “Ma allora perché mi hai chiuso qui dentro mentre tutti sono liberi e io non posso uscire?”

Il mago rispose: “E’ vero, sei in trappola però se io ti facessi uscire, la stanza diventerebbe buia quindi è utile che tu compi il tuo lavoro e rimani nella lampadina. Ti tengo lì dentro anche e soprattutto perché ti voglio bene e tu sei fragile, cosa succederebbe se tu uscissi da quella lampadina? Io di sicuro piangerei dalla tristezza.”

Iniziò a piovere, pioveva anche dentro la casa e la lampadina iniziò a sciogliersi perché era fatta di zucchero. 

Il bambino aveva un po’ paura ma piano piano iniziò a capire che senza la lampadina forse era libero di muoversi e iniziò a gironzolare per la stanza e a prendere confidenza con il luogo. Riusciva a vedere cose che dall’interno della lampadina non riusciva a vedere e, da lontano, il mago. Era lì intento a riportare la luce con i suoi alambicchi e a lavorare per cui era troppo preso per notare che il piccolo fosse uscito. Il bambino si avvicinò e osservò che il mago non aveva il cuore. Si domandò: “Ma come si può vivere senza cuore? Che sciagurata vita avrà quest’uomo a causa del fatto di non provare sentimenti?”. Certo è che solo un mago senza cuore può lasciare un bambino chiuso dentro una lampadina! Forse tutto quello sperimentare per il mago erano una via per trovare le sue emozioni.

Ad un tratto, sullo scaffale dietro di lui vide una foto che ritraeva un altro bambino e si chiese: “Chi è quel bambino? E quell’assenza di sentimenti potrebbero essere segno di una perdita? Magari aveva paura di provarli e ster male!”

Il bambino che era nella foto si sentiva osservato e questa cosa non gli piaceva. Era a disagio, lì, illuminato da una luce dall’alto. E anche lui si chiedeva il perché dell’essere lì rinchiuso nella foto, in bella vista. 

Il bambino della foto chiedeva a gran voce“Perché mi fai questo? Perché devo sempre essere al centro dell’attenzione? Perché padre? Perché?”

Il bambino- lampadina cercò di aiutarlo e farlo uscire dalla cornice. Così si avvicinò alla foto e disse al bambino: “Vieni, esci  da questa foto! Tu non sei di proprietà di quest’uomo! Sii libero!”

Il bimbo uscì dalla foto corse verso il giardino con il suo nuovo amico e guardando per terra (aveva sempre lo sguardo verso il basso) trovò un mazzo di chiavi. 

“Forse so dove portano! Ma noi non possiamo scappare, il mago ha bisogno di me perché senza di me non ha sentimenti e senza di te non ha luce! Vedrai, queste chiavi potranno aiutarci!” 

Il bambino della foto e il bambino-lampadina, decisero con il mazzo di chiavi a tornare indietro e aiutare il povero mago. 

Il mago appena vide i due bambini pensò: “Ma cosa sta succedendo? Perché sei fuggito figlio mio? Io volevo il meglio per te, ho fatto qualcosa che non volevi?” Chissà a chi si rivolgeva.

Non sapendo a chi si rivolgesse, il bambino lampadina gridò: “Tu mi hai rinchiuso! Volevi che facessi luce per te mentre la luce ce l’abbiamo dentro! Puoi trovarla da solo senza bisogno che te la faccia vedere io! E poi mi hai riempito di aspettative: quella è la tua vita, non la mia! Io voglio essere libero!”

Il mago guardò le sue due creature e concluse amaramente: “Dovete fare una scelta: voi o me. La vostra vita o la mia. Aiutare voi stessi o me. La mia protezione o la vostra libertà? La responsabilità o il poter volare via? La libera scelta o il peso delle aspettative?”

 

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