L’anno che verrà, il presente che c’è già

Un occhio al passato e uno al futuro, ecco cosa succede a molti il 31 di dicembre di qualsiasi anno. Poveri e ricchi, maritati e single, figli e genitori, nonni e bisnonni, stacanovisti e disoccupati, in qualche modo tirano le somme, fanno i conti di quanto si è gioito, sofferto o (per i più materiali) quanto si è guadagnato o quanto s’è perso. Si pensa alle persone che ci sono state più vicine e quelle che avremmo voluto più vicino. Si pensa a chi non c’è più. Siete stati bene o male? Così così? È stato un anno disastroso o bellissimo? Vi siete annoiati o non avete avuto il tempo di respirare?

È che la notte del 31 dicembre, come su un crinale, si osserva quello che è l’ignoto, il futuro, armati della cosa che fa sentire più sicuri: i buoni propositi. Perché è proprio questo il significato di quel conto alla rovescia, probabilmente. Essere in bilico tra ciò che è stato, ciò che ci ha stancato, ci manca o ciò che non ci è piaciuto di noi e, dall’altro versante, quello che sarà. E si è lì, pronti al salto, costretti dal tempo a voltare la pagina del libro dei nostri giorni, belli rinnovati per il futuro che avremo, per l’anno che verrà.

Eppure mai come nella notte di Capodanno, in bilico su quel crinale, il presente vive il suo momento di gloria e si libera dalla schiacciante morsa di passato e futuro che abitualmente lo spremono e lo assottigliano, diventando protagonista assoluto. È proprio questo che mi piace di questa notte: l’importanza della giornata e, via via che si va avanti verso la mezzanotte, più concitati ed eccitati gli attimi si fanno densi, scanditi, ritmici; come un’eco di passi accompagnano il nostro incedere e così facendo reclamano la loro fuggevole importanza. Minuto per minuto e al termine del giorno, secondo per secondo.

Dovrebbe essere Capodanno ogni giorno dell’anno, per il modo in cui onoriamo il presente oggi.

 

Buon 2018 a coloro che faranno il conto alla rovescia e anche a tutti gli altri!

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